5 errori classici nella costruzione dello studio di registrazione

Errori diffusi e falsi miti nella costruzione di uno studio di registrazione

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Articolo originale: "Exposing Acoustical Myths", di Richard Schrag.

Riduzione, traduzione e adattamento su licenza: Teetoleevio

Prefazione

Alcune volte l'acustica può sembrare una scienza misteriosa.

Semplicemente, così come la somma logaritmica non è familiare alla maggior parte delle persone, ugualmente i concetti completamente opposti di assorbimento del suono e trasmissione sonora, delle riflessioni contro i modi della stanza, o la distinzione tra riverberazione e risonanza, non sono per nulla intuitivi.

Non ci si deve quindi meravigliare quindi che l'acustica applicata, e in particolare quando l'acustica si applica alla progettazione degli studi di registrazione, sia piena di miti, errori e gravi fraintendimenti.

Spesso questo equivale a una totale incomprensione o non conoscenza dei princìpi di base, ma il più delle volte è l’utilizzo scorretto e allargato, spesso in maniera improvvisata, di una piccola porzione di verità in una situazione completamente diversa.

Altre volte l’errore consiste nel voler risolvere un problema senza accorgersi di crearne, contemporaneamente, un altro.

Qualsiasi sia la causa, un minimo di analisi sui risultati della progettazione e delle diffuse tecniche di costruzione e isolamento acustico normale, “edile,  spesso rivela che quello che pensavate potesse funzionare, "poiché in edilizia ho visto fare così", nella scienza acustica non funziona proprio.

Alcuni di questi fraintendimenti sono diventati una pratica talmente diffusa e consolidata, che, acusticamente parlando, se non ne siete a conoscenza, possono portare, nella costruzione di uno studio di registrazione, a grandi errori che potevano essere assolutamente evitati.

Questo articolo descrive alcuni tra i miti più caratterizzanti sull’acustica delle sale di incisione, ognuno dei quali viene ancora riscontrato come estremamente diffuso nella costruzione degli studi, spesso anche quando l'esecutore, o il progettista, si definisce professionale.

MITO N. 1: l'assorbimento migliora l'isolamento acustico

Assorbimento significa ridurre il suono, giusto?

In questo modo aggiungere un po' di materiale spugnoso alla mia parete nuda potrebbe rendere felici i vicini, vero?

Sfortunatamente no. 

Mentre è vero che quando il suono colpisce una superficie una parte dell'energia viene assorbita, e altra viene riflessa dalla superficie stessa e che alcuni materiali assorbono più il suono di altri, nella stragrande maggioranza dei casi mentre il tipo di materiale applicato ha una grande influenza nella qualità del suono all’interno della stanza, in realtà, quando il problema consiste nella trasmissione attraverso pareti soffitto e pavimento, l’assorbimento serve a poco o nulla.

Ancora, è facile credere che, rendendo il suono più asciutto, si eviterà la propagazione del rumore da altre parti, visto che oggettivamente un maggiore assorbimento corrisponde anche una riduzione del livello di pressione sonora in arrivo da una determinata sorgente.

Eppure di solito tutte le stanze in cui normalmente viviamo e lavoriamo generalmente hanno poco assorbimento, e quindi, a rigor di logica, è difficile pensare di potere utilizzare materiali di finitura normali per creare serie differenze nel risultato complessivo di assorbimento della stanza.

Il risultato è che esclusivamente, con l’assorbimento, si ottiene una scarsa influenza sul livello di pressione sonora statica all’interno dell’ambiente.

Questo non vuol dire che non potete rendere una stanza più gradevole per poterci lavorare, o creare un ambiente più corretto per monitor e mixaggio, ma semplicemente che non potete rendere uno spazio rumoroso decisamente più silenzioso semplicemente cambiando i materiali applicati alle pareti.

La vetrosità del suono di una sala di ripresa, oppure la scarsa intellegibilità del parlato, la direzionalità e il contenuto frequenziale del suono riflesso all’interno della regia, hanno poco a che vedere con la riduzione del volume e quindi dell’attenuazione sonora.

Anche in un ambiente completamente assorbente (camera anecoica) il livello di pressione sonora sulla superficie di una parete ha ancora una componente di suono diretto che dipende solamente dall'energia che la sorgente può produrre e dalla distanza dalla sorgente stessa. Nessuna quantità di assorbimento può ridurre ulteriormente il livello sonoro.

Ricordate anche che è molto più difficile fare evitare che i suoni a bassa frequenza si trasmettano attraverso una parete, rispetto a quelli ad alta frequenza.

Ugualmente, è molto difficile ottenere solo con l'assorbimento una buona performance controllo delle basse frequenze, diciamo almeno da 125 Hz in giù. Il suono dell cassa e del basso. In definitiva l'effetto dell’assorbimento sull'isolamento acustico è inferiore proprio dove se ne ha più bisogno…

MITO N. 2: i muri con partizioni super composite

Quante volte avete letto sulle riviste o nei forum articoli sulla progettazione acustica degli studi nelle quali vengono dettagliate delle partizioni di separazione definite  “altamente performanti”?

Spesso vengono definiti “pareti triple”, oppure decantati come un assemblaggio senza fine di lastre di materiali diversi, con spazi d’aria interposti.

“Abbiamo usato cartongesso + legno + cartongesso poi uno spazio di 2 centimetri d'aria più MDF più gomma  + più compensato + 2 centimetri d'aria, più…”

Purtroppo, nella realtà degli studi di registrazione professionali, non è il numero degli strati che migliora sensibilmente il risultato, bensì lo spazio sottovuoto tra le partizioni singole o doppie. E' spesso imbarazzante scoprire che un accoppiamento dei materiali studiato, magari con frequenza di risonanza calcolata professionalmente, è il doppio più efficace e costa la metà rispetto ad astrusi assemblaggi multi-sandwich realizzati empiricamente.

MITO N. 3: i vetri inclinati nelle “visive”

Nella progettazione tradizionale degli studi di registrazione le finestre interne, per esempio la “visiva”tra una regia e una sala di ripresa, spesso hanno due cristalli di cui uno entrambi inclinati qualche grado dalla verticale (spesso addirittura si vedono addirittura tre cristalli e in relazione a questo aspetto, vedere il precedente punto 2).

Per questa scelta tecnica vengono date alcune motivazioni.

Una di queste consiste nel fatto che montando le lastre di vetro non parallele vengono eliminate le risonanze / onde stazionarie all’interno della cavità di aria tra di esse, elementi che potrebbero costituire un minore assorbimento corrispondente alla frequenza di risonanza.

In teoria questa è una preoccupazione fondata, eppure esiste sempre un limite, pratico, dello spessore complessivo del muro in cui la visiva viene costruita.

Il risultato dell’inclinazione dei cristalli è che lo spazio tra i due cristalli spesso alla fine riusulta meno della metà di quello che sarebbe potuto essere con entrambi i pannelli verticali.

Poiché l'abbattimento sonoro attraverso questo tipo di montaggio dipende grandemente dalla larghezza dello spazio d'aria interposto, il beneficio acustico dei cristallo inclinati spesso viene contrastato da una separazione tra i cristalli molto minore, quando, generalmente parlando, a parità di spessore di parete, l’isolamento acustico viene massimizzato mantenendo il maggior spazio possibile tra i cristalli stessi.

In realtà ci sono ragioni valide per inclinare i cristalli nelle visive, ma non hanno niente a che vedere nel migliorare l'abbattimento del suono all’interno.

Una ragione consiste nel potere diminuire l'eco di rimbalzo tra la finestra e una superficie rigida su una parete parallela vicina.

Un'altra ragione consiste nel ridurre i riflessi visivi che possono avvenire tra le superfici vetrate parallele.

Una corretta progettazione della geometria della stanza e di materiale di finitura può risolvere il primo problema, una buona  progettazione illuminotecnica può risolvere il secondo.

Le caratteristiche acustiche dei cristalli, i dettagli dell'assemblaggio, e il tipo di assorbimento dello spazio interno  del perimetro interno hanno molto più effetto sull'isolamento, rispetto all'angolo del vetro.

 

 

 

 

 

MITO N. 4: i materiali acusticamente trasparenti

Le proprietà di assorbimento dei normali materiali da costruzione sono spesso accompagnate da un coefficiente di riduzione sonora, RW in Europa e STC in USA.

Sfortunatamente le misurazioni standard prendono in considerazione come riferimento solo le frequenze del parlato e ignorano completamente gli estremi di banda dello spettro delle frequenze.

Ancora più importante: le performance di abbattimento vengono misurate in una camera di prova con angoli di incidenza del suono sostanzialmente casuali e solo su un campione di materiale relativamente piccolo.

Nella realtà dello studio di registrazione, invece, i materiali vengono posizionati soprattutto ove il suono sostanzialmente è radente e non ha incidenza perpendicolare.

Per capire: quando fai cadere un sasso nell’acqua, questo va a fondo, ma se lo tiri in maniera radente alla superficie, questo può rimbalzare alcune volte sulla superficie stessa.

Il suono si comporta praticamente nello stesso modo: la maggior parte dei materiali che appaiano “acusticamente trasparenti”, spesso diventano riflettenti in base al grado di incidenza.

Un esempio è quello dei materiali microforati, ad esempio pannelli metallici o in gesso con inserito materiale assorbente retrostante.

Spesso costituiscono interi soffitti o porzioni di parete per garantire una superficie “assorbente”.  Se la stanza invece viene progettata per garantire nella regia un’area di ascolto priva di riflessioni (RFZ, reflection free zone), oppure si monitor vengono montati vicino alle superfici perforate, l’angolo di incidenza è totalmente diverso  e l’assorbimento è molto meno efficace.

Se state utilizzando un qualsiasi test per scegliere un materiale o un prodotto, assicuratevi che non solo  i numeri, bensì lo stesso test sia appropriato all’utilizzo. Se le condizioni del test non rispecchiano l’ultizzo specifico di cui necessitate, potreste avere risultati estremamente diversi rispetto alle aspettative.

MITO N. 5: “Più o meno l'abbiamo fatto giusto… quindi andrà bene...”

Scarsi risultati nella costruzione dello studio derivano molto più frequentemente della mancanza di attenzione ai dettaglio, rispetto ad errori complessivi nella progettazione.

Un esempio tipico è la costruzione di una partizione isolante in cartongesso: viene elevata con cura con i profili isolati, riempita con materiale assorbente, quindi chiusa attentamente con più strati di cartongesso dal massetto del pavimento fino al solaio superiore…

Poi arriva l'elettricista, che usa usa la fresa o il trapano per creare alcuni passaggi nel muro... 

Poi arriva l’idraulico che inserisce in qualche modo le tubazioni del condizionamento o addirittura un sistema antincendio...

Magari notate che intorno a questi fori ci sono molti vuoti, oppure che il cartongesso non è perfettamente giuntato, quindi vi preoccupate di dare subito istruzioni in modo che tutti i fori vengano riempiti con materiale isolante...

In questo modo pensate che il danno sia poco ma in realtà avete probabilmente buttato via metà del potere isolante, e almeno metà dei costi di manodopera e materiali che sono stati necessari per quel muro.

ATTENZIONE AI FALSI MITI ! :-)

Potremmo andare avanti ad elencare svariati errori e falsi miti, ma ora ne avete un'idea.

In buona sostanza gli esempi contenuti in questo articolo possono evitarvi alcuni errori tipici nella progettazione e costruzione di uno studio di registrazione, ma più di tutto servono ad illustrare i pericoli nel credere in maniera incondizionata a tutto quello che leggete sui forum o nelle riviste, o alle soluzioni che osservate solo esteticamente, magari in una piccola fotografia, in uno studio di livello mondiale.

L'approccio "Viene sempre fatto così", poiché non sempre riesce a basarsi seriamente su principi di tecnica e scienza acustica, spesso non è proprio il massimo per ottenere buoni risultati.

Ogni volta che riusciremo a individuare un falso mito nell'acustica degli studi di registrazione, sostituendolo con una motivazione tecnica reale e oggettiva, approfondita e specializzata, questa scienza diventerà un po' meno astrusa, e i risultati molto migliori.

Anche i dischi suoneranno meglio, alla fine.

 

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